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37. Neapolitan Musicians in Paris, the Conservatori Tradition, and their Impact on Music Education.

marcovan@uoregon.edu

Marc Vanscheeuwijck

University of Oregon

The return of the Bourbons in Naples in 1734 caused the second diaspora of Neapolitan musicians. As opposed to the first one in 1707 that made many musicians emigrate to London, the second migratory wave took musicians primarily to Paris. Most know that the concept of the music conservatory originated in the Neapolitan conservatori of the 17th-18th centuries and that they provided the city with skilled musicians to man its numerous musical chapels. The establishment of the Paris Conservatoire (c.1800) and its impact on how music has been taught institutionally in the West ever since is another well-acknowledged fact. However, the reasons and the cultural agents for the adoption (through Rousseau’s efforts) by French Enlightened society of both the concept of a public institution dedicated to preparing professional musicians, and of a standardized approach to musical education, are probably less familiar.

I propose that the need for well-trained musicians induced the Neapolitan conservatori to create an approach to composition that was much more effective (through partimenti) than the traditional schooling in counterpoint, thus establishing the stile galante in the 1720s. Following the second musical diaspora, the Querelle des Bouffons that exploded in 1752 after a performance of Pergolesi’s La serva padrona in Paris subsequently split France into factions of Francophile vs. Italophile music lovers (the latter headed by Rousseau). Since the Italophiles eventually “won” this battle, Rousseau had a fundamental influence upon the curriculum and general organization of the Conservatoire and subsequently of most Western musical institutions.

36. “Su bellezza su, alza la gonna!” - Female Artistry Under the Male Gaze

Lisa Sarti, Ph.D. BMCC, The City University of New York

lsarti@bmcc.cuny.edu

Drawing on memories left by past chanteuses and 19th-century Italian female writers my paper investigates the sad and amoral life of young female cabaret artists. The scabrous content of these writings intrigued fin-de-siècle public with its graphic depiction of the glamorous and sinful world of the cafè-chantant, with its vulgar gags and the double entendres. Narrative is disseminated with unequivocal allusions to cabaret’s depravation and the moral collapse of its young chanteuses. Memoirs speak of “coarse songs” and “bare legs up to the thighs”, and of the public asking the sciantose to lift up their dress. Music itself is presented as a contrivance for the chanteuse to wiggle and reveal her body.

This paper analyzes amoral charges and problematizes the relationship between the female artist and the audience. To what extent does the narrative revolve around the soloist’s ability to give birth to a ritualistic gaze exchanged with male viewers? At stake are issues of sensuality, seduction, and sexuality. The “pleasure gaze” that feminist scholar Laura Mulvey ascribes to the male viewer is elicited by the chanteuse’s wiggling body. With her sensuous moves, she becomes a sexual object, the objectification of the female body that parallels the relationship of the female performer to her art. If the chanteuse’s artistry impacts her ethical and psychological choices, what is the role played by the cultural and social context? This article seeks an answer and attempts to establish to what extent culture is pivotal at constructing the female performer’s body.

35. Carla Vasio e la scrittura sperimentale femminile tra prosa e poesia dagli anni 60 a oggi

Lucia Re ( re@humnet.ucla.edu ) University of California, Los Angels

La relazione esamina la scrittura sperimentale di Carla Vasio, partendo soprattutto dall’anti-romanzo L’orizzonte (Feltrinelli, 1966). L’orizzonte decompone e ricalibra in modo assolutamente sorprendente le tecniche del punto di vista, dello sguardo e della tessitura della trama. Un punto di scollamento tra l’avanguardia maschile del Gruppo 63 e l’avanguardia femminile, che riguarda sia la prosa che la poesia, è quello della cosidetta riduzione dell’io, dell’abolizione del self e del privato, considerati valori borghesi. Proprio la ricerca di un linguaggio narrativo alternativo per articolare la soggetività e l’io dell’individuo di genere femminile (e dell’esperienza del privato), anima il lavoro di ricerca sperimentale di Carla Vasio. La sua ricerca negli anni continua a svolgersi in direzioni simili a L’orizzonte, seppur sempre sorprendenti e innovative. Sono infatti particolarmente interessanti gli esperimenti di narrazioni di un self femminile “altro” attraverso straniamenti prospettici in Come la luna dietro le nuvole (1996), Laguna (1998) e Invisibile.Viviana e le visioni (2003). Il volume autobiografico del 2013, Vita privata di una cultura, contribuisce infine a chiarire molti dei meccanismi e motivi di marginalizzazione delle donne e del femminile da parte del Gruppo 63.



34. Enrico Esposito, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale

e.esposito93@hotmail.ite.esposito7@studenti.unior.it

Come sta il dialetto?”: un’indagine sociolinguistica tra italiani e stranieri a Napoli

INDICAZIONE DELLA SEZIONE DI RIFERIMENTO NEL TEMARIO: La globalizzazione linguistica: rapporti tra “lingue forti” e “lingue deboli”; l’immigrazione in Italia oggi

Abstract

Se è vero, da un lato, che la storia linguistica di Napoli - in linea con le altre città italiane - è caratterizzata da una «dinamica di progressiva italianizzazione degli usi linguistici»1, dall’altro tale espansione non ha portato, come in altre metropoli d’Italia, all’estinzione dell’uso dei dialetti, ma piuttosto ad una articolata e multiforme situazione dove i differenti codici linguistici si alternano in relazione alle distinte dimensioni diastratiche e diafasiche. Se a ciò aggiungiamo che, per «i nuovi italiani»2, il modello di riferimento è generalmente la lingua standard poiché l’utilizzo del dialetto come strumento di comunicazione è associato a condizioni socio-culturali negative3, ci chiediamo quale possa essere lo stato di salute del napoletano oggigiorno.

Pertanto, alla luce di tali considerazioni preliminari, il nostro lavoro mira a verificare: a) se tali considerazioni sono rimaste invariate nella città di Napoli; b) in che modo si distribuiscono italiano e napoletano attualmente; c) qual è la percezione dell’italiano e del dialetto da parte di autoctoni e stranieri.

Per raggiungere tali scopi, la ricerca ha previsto la somministrazione di due questionari sociolinguistici destinati a due gruppi di informanti, stranieri e nativi, ciascuno composto da 30 persone accomunate per età (20-40 anni), grado di scolarizzaizone e luogo di residenza.

I risultati ottenuti dimostrano che i due gruppi apprezzano il dialetto autoctono per la sua utilità e per il patrimonio culturale che esso porta con sé; essi accolgono con favore la presenza del napoletano sul territorio e di conseguenza, data la grande diffusione, l’esigenza e l’utilità di apprenderlo.

Gli stranieri, però, a causa della loro terzietà, non percepiscono il napoletano come un codice linguistico diafasicamente marcato e lo utilizzano anche in contesti dove gli italiani si affermano con una italofonia esclusiva. 

Un dato interessante ci proviene dal quesito inerente alla possibile trasmissione del napoletano: Quasi la metà degli italofoni è chiaramente contraria all’insegnamento del napoletano alla prole, mentre tra gli stranieri è nettamente prevalente il  allo scopo di favorire l’integrazione dei propri figli nella società napoletana.

Ulteriori dati saranno discussi nel dettaglio.

33. Negotiating the distance: Africa and Southern Italy bonds in Kym Ragusa

Cinzia Marongiu

cmarongi@students.uni-mainz.de
Italian American literature and African American literature share many similarities both are marginalized groups and both write about family, self and belonging. . For instance, Helen Barolini in her anthology Dream Book draws a connection between Italian American women and black women writers claiming that “of all the American models available, it is probably to the Black woman writer that the Italian American woman can feel most affinity”. Kym Ragusa memoir is an example of how Italian-Americans and African-Americans are intertwined. Born to an Italian American father with Sicilian and Calabrian ancestors, and an African American mother with a mixed-race heritage, she explores the private/public impact of being in-between in all her works.

Her memoir The Skin Between Us revolves precisely around the distance separating the narrator from her Italian American and African American family. Written from a biracial author’s perspective, this text focuses on boundaries and conflicts between her two communities of belonging conceived as sharing Mediterranean origins and brought together in the city of New York by processes of voluntary and forced migration. Given Kym Ragusa own complex identity, she represents a multi-layered experience of diaspora that reviews the American and Italian conceptions of Italianness and Africanness.



32. Lo sviluppo della competenza lessicale negli alunni di origine sinofona una ricerca condotta presso l’Istituto Comprensivo “M. Gandhi” di Firenze

Presenter: Yang Ni (ni_yang@hotmail.com), l’Università per Stranieri di Siena

Gli anni di studio all’estero portano chi scrive a interessarsi da vicino alla didattica delle lingue moderne e anche a riflettere in generale sull’apprendimento/insegnamento dell’italiano come L2. Secondo il Dossier Statistico 2013 pubblicato dal Centro Studi e Ricerche IDOS, sulla popolazione scolastica complessiva c’è sempre un incremento della presenza e dell’inserimento degli alunni stranieri nelle scuole italiane rispetto agli anni passati, il che è confermato anche dai dati raccolti negli anni successivi1. Un numero non poco rilevante degli alunni cinesi e/o di origine cinese è presente nelle classi italiane, il che cambia non solo la composizione numerica delle classi, ma anche il panorama linguistico delle scuole italiane. Il dato in questione ha indubbiamente delle notevoli ricadute sull’organizzazione didattica, pertanto lo sviluppo della competenza linguistica- comunicativa dell’italiano non è altro che uno dei primi passi da compiere.

Questo lavoro prende in esame l’aspetto lessicale nell’apprendimento dell’italiano. La struttura del lessico di una lingua: qui la prendiamo in considerazione dal punto di vista quantitativo-statistico, intendendo questa prospettiva come quella in cui si sedimentano gli usi linguistici. Da questo punto di vista, entro la struttura generale del lessico di italiano si staglia il suo vocabolario di base, cioè il numero delle parole più frequentemente usate/conosciute dalla comunità dei parlanti, il vocabolario di base (De Mauro 1980 e ss.). “(Le parole) non sono forme da esibire in quanto tali ma manifestazioni di conoscenza, di porzioni di un sapere che riesca a dare rappresentazione di se stesso”, afferma Ferreri (2006:140). Nell’apprendimento/insegnamento di una lingua, in questo caso l’italiano, le parole, il lessico rivestono una funzione importante, non solo perché costituisce un oggetto di attenzione costante nell’educazione linguistica, ma anche si esplica la capacità di comunicare, la capacità simbolica degli esseri umani (Barni et ali. 2008). In Italia, il lessico è un campo di studio molto fiorito, pertanto gli studi ad esso dedicato non sono mai mancati (Laudanna, Burani1993; Marello 1996; Cardona 2004; Ježek 2005; Ferreri 2005, 2006; Gallina 2009, 2015). Il presente lavoro cerca di analizzare, o meglio, “fotografare” la competenza lessicale dei 109 alunni sinofoni presso l’Istituto Comprensivo “M. Gandhi” di Firenze tenendo ben presente della dinamicità insita nello sviluppo della competenza lessicale (Vedovelli, Carloni 2005). Agli studenti sono stati sottoposti un test lessicale e un questionario socioculturale ispirati al classico modello di Glottokit (Gensini, Vedovelli 1986). I dati sono raccolti mediante un taglio trasversale visto il

1 Cfr. Dossier statistico immigrazione 2014, 2015.

carattere del lavoro1. L’approccio adottato all’interno del presente lavoro è un approccio sia quantitativo che qualitativo (Giacalone Ramat 2003). Con ciò si intende non solo analizzare in termini numerico e percentuale dei risultati ricavati dal test, ma anche vedere in maniera non deterministica la relazione tra l’abilità ricettiva del lessico fondamentale e i tratti socioculturali. Dopo aver somministrato i questionari e i test lessicali si è fatto un censimento dei risultati del test lessicale e anche una descrizione del questionario socioculturale. Questo è senz’altro uno degli obiettivi del nostro lavoro. Un altro obiettivo è quello di cercare di interpretare i risultati del test lessicale con particolare riferimento ai risultati del questionario socioculturale. Per concludere, si è proposto, anche se non molti, alcuni spunti di riflessione per un’applicazione a livello di intervento didattico.



31. Boccaccio 'Against' Women? Reconsidering Misogyny in De casibus virorum illustrium

Presenter: Marilyn Migiel (mm55@cornell.edu), Cornell University

Recently, scholars have called for greater attention to Giovanni Boccaccio’s De casibus virorum illustrium (On the Fates of Illustrious Men [ca. 1360-1373]), which was, during the Renaissance, Boccaccio’s most widely-known and appreciated work. In this paper, I ask us to reconsider passages from De casibus that have long been viewed as unequivocally misogynist, and to recognize how the misogynistic arguments put forth by book’s narrator -- a man self-identified as Giovanni Boccaccio of Certaldo who offers his advice to statesmen for the benefit of the state -- serve to undermine the credibility of the book’s narrator and encourage us to adopt a more ironical response to the narrator’s offers of political counsel. Moreover, although the narrator of De casibus engages in misogynistic outbursts that scholars have come to expect in the later works, it is not at all clear that this misogyny should be attributed to the historical Giovanni Boccaccio.

30. Ah, les italiens ! Studio panoramico sull’immagine che i francesi hanno degli abitanti del Belpaese  

Laura Nieddu (laura.nie@hotmail.com),Université Paris Ouest Nanterre La Défense 

Qual è l’immagine che attualmente hanno i francesi del popolo italiano? Questo studio, partendo da un’indagine su un campione di persone che studiano la nostra lingua, si propone di verificare se l’impressione generale sugli italiani sia cambiata o meno nel corso dei decenni. Per lungo tempo la nostra fama nell’Héxagone è stata quella legata al termine “ritals”, che indicava scansafatiche e persone pronte ad espedienti diversi pur di tirare avanti. Attualmente gli italiani giovano di stereotipi positivi, in quanto considerati talvolta casanova, certo rumorosi, ma estroversi e simpatici.  

Questo, in sunto, è anche l’universo immaginifico che viene proposto dalle pubblicità che prendono gli abitanti del Belpaese come modello. Che si tratti di prodotti italiani o francesi, la réclame gioca su clichés ancora ben vivi nella mente dei cugini francesi. Tale studio ha come obiettivo, dunque, anche quello di analizzare il perché, e l’effetto, della scelta di tale modello per promuovere al grande pubblico determinati prodotti, intendendo così allargare il campo di ricerca dal semplice sondaggio a un quadro più vasto.

29. “Teorie e pratiche dell’autofinzione” 

Relatore: Mario Inglese (mario_inglese@yahoo.com ), National University of Ireland, Galway

 

L’obiettivo di questa comunicazione è quello di esplorare un genere narrativo su cui si è concentrata l’attenzione negli ultimi anni. Il termine autofiction è di conio piuttosto recente. La sua formulazione si deve a Serge Doubrovsky per il quale la parola designa una “fiction” di eventi e di fatti strettamente reali. Questa categoria si è affermata seguendo l’intento di colmare il vuoto creatosi tra i generi letterari delle memorie, dell’autobiografia e della scrittura intima in generale. Si tratta di una pratica che offre ampio spazio alla meditazione e all’ironia, connotandosi spesso per la sua densità filosofica. Per Claude Burgelin l’autofiction affonda la sua ragion d’essere nel problema delle origini autoriali, nella Storia e nella morte. Se il termine è recente in realtà una pratica autofinzionale percorrerebbe l’intera letteratura europea; per Marie Darrieussecq Dante ne sarebbe il grande antesignano. Questo intervento vuole tuttavia concentrarsi sul Novecento e la letteratura del presente, accennando a Italo Svevo, Umberto Saba, Walter Siti, Mauro Covacich e Eraldo Affinati, per approdare infine alla prosa di Valerio Magrelli. In quest’ultimo la categoria dell’autofinzione sembra rendere meglio conto delle motivazioni che situano la sua prosa al crocevia tra autobiografia, biografia, narrazione “pura” e prosa poetica. 



 

28. Teaching The Great Beauty through La Dolce Vita 

Presenter: Amanda Minervini (Amanda.Minervini@coloradocollege.edu) , Colorado College

 

The teaching of Italian films has been attracting a growing number of American students to Italian culture. Often, these students are interested in film and media, but they have not started learning Italian language. As a consequence, teaching recent Italian films, always poses the problem of finding films already subtitled, and essays, in English, appropriate for the undergraduate students. One way to go around this issue, is to establish connections between older and recent films, illuminating common threads within Italian, and transnational films.  



With these challenges in mind, in this presentation, I would like to trace the numerous interconnection between two highly successful films, which are also teaching challenges: Sorrentino’s The Great Beauty (2013), and Fellini’s La Dolce Vita (1960), while also reading both films as perfect examples of the sliding of ethics into aesthetics as described by Todorov (2004).  

In my analysis, I explain Sorrentino Oscar-winning’s movie as a “re-filming” of Fellini’s La Dolce Vita (1960). How does Sorrentino follow Fellini, how does he diverge from the great maestro of Italian cinema? What could be the reasons and objectives of referring so closely to La Dolce Vita, looking back at it in 2013, and why did the focus shift from “Vita” to “Beauty”? Seen vis-à-vis La Dolce Vita, in fact, The Great Beauty acquires a philosophical meaning through a discourse on esthetics that unfolds through the form and content of its narrative. To formulate answers to these questions, I will analyze the figures of Marcello and Jep, the films’ main characters, through the lenses of Todorov’s reflections in The Replacement of Ethics by Aestethics (2004) as dandies in search of beauty through both art and life.  



27. Feigning Sickness and Female Agency in Fin de Siècle Italian Literature 

Presenter: Catherine Ramsey-Portolano (cramsey_portolano@hotmail.com), American University of Rome

 

The works of certain fin de siècle authors, such as Iginio Ugo Tarchetti, Matilde Serao, Rocco De Zerbi and Gabriele D’Annunzio, portray women as consciously acting the part of the physically ill or neurotic, hysterical woman as a tactic which allows them to subvert dominant conceptions of femininity and modes of conduct. The portrayal of illness, both mental and physical, and its liberating effects for the female characters in the works of above-mentioned authors demonstrates how feigning illness grants women a certain power, allowing them to break down traditional patriarchal boundaries and fulfill their own personal aspirations or simply exert their control over the men in their lives.  Novels by the above-mentioned authors also explore men’s attraction for diseased femininity, as Mario Praz suggests in La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica: “l’uomo prova orrore per la donna e insieme un’attrattiva proprio in quel senso d’orrore” (244).  Women such as Tarchetti’s Fosca and D’Annunzio’s Ippolita are empowered through their illness, which transforms them into a type of superwoman, a superior female type who is not only irresistible but dominates the “new man” of her time, defined by Serao as the “inquieta e raffinata gioventù moderna” in her 1881 novel Cuore Infermo.  In this regard, Praz appropriately suggests that “la donna non solo rappresenta il principio attivo nella distribuzione del piacere, ma anche nel reggimento del mondo.  La femmina è aggressiva, il maschio vacilla” (239).   



The above-mentioned authors share a tendency towards anti-conformist attitudes and towards privileging approaches that go against prevailing literary and cultural trends: from Tarchetti’s status as scapigliato to Serao’s fiercely independent role as Italy’s first woman newspaper founder and director to the polemical journalist activism of De Zerbi, founder and director of the newspaper Il Piccolo, and finally D’Annunzio’s decadently larger-than-life personality.  It is perhaps this common tendency of breaking away from the norm that allows an understanding of their shared perspective on an issue which also went against prevailing literary and cultural trends of the time, that of empowering women. 

While the works of other authors from the same period, such as Verga, Capuana and others, with their stories of female transgression and illness, reveal how scientific discourse on female illness “contaminated” much literary representation of women of the period, the works of authors such as Tarchetti and others indicate a major shift toward a more modern representation of women in that in these novels women measure themselves with men, even going so far as to provoke and subjugate them.  The appeal and seduction these women exert is an indication of their power and dominion over the men in their lives. Characters such as Fosca and Ippolita are the prototype of the emancipated Italian woman, fighting for her right to recognition and equality.  



26. Rocco and his Brothers: Everyday Immigrant Experience in the Era of the Economic Miracle 

Presenter: Isabella Bertoletti (Isabella_bertoletti@fitnyc.edu), Fashion Institute of Technology

 

This study will focus on the presentation of the immigrant experience in Lucchino Visconti’s Rocco e i suoi fratelli, 1960. Against the backdrop of the so called Italian economic miracle (il miracolo economico) and the ancillary cultural and social changes that affluence brought to bear on the fabric of Italy, transforming the country from a poor, mainly rural nation into a major industrial power, Rocco e i suoi fratelli explores the effects of these momentous changes within the microcosm of the Parondi family and focuses on everyday details express the drama of the new immigrants moving to Milan from the south.  



 

Rocco e i suoi fratelli skillfully employs everyday experiences and objects for both their symbolic potential and as a concrete correlative for the demise of the family. The basket of oranges brought by Rosa (the Parondi matriarch) as a gift for her son’s fiancée is dissonant with the girl’s biscuits and wine, symbols of her integration into the new northern milieu. The experience of migration and assimilation of Rosa’s off springs to a new culture flattens their deeply seeded habits, the novelty and abundance of products leads to their experimentation of new tastes, a process of barbarization that parallels the family’s demise.  

 

Bread is primary, essential and symbolic in the ritual of Rosa’s slicing it and distributing it to her children for breakfast; when bread becomes the objet of refusal as her children fall under the spell of a new life in the northern metropolis, the family will fall apart.

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